La storia

Origini antichissime

L’autostrada attraversa l’Appennino tosco-emiliano e risale da Parma la Valle del Taro, fino al passo della Cisa, per poi ridiscendere lungo la valle del Magra e raggiungere la città portuale di La Spezia. Il suo percorso ha origini antichissime.

Il Valico della Cisa ha infatti “storicamente” rappresentato il percorso più agevole sull’asse dei collegamenti tra il Nord ed il Sud dell’Europa.
Lo intuì Annibale, già due secoli prima della nascita di Cristo, quando alla guida della più grande spedizione militare dell’antichità, lo attraversò con le sue truppe e con i suoi elefanti, per raggiungere Roma nel tentativo, andato poi deluso, di conquistarla.
Lo stesso percorso, compiuto a ritroso, vide più tardi, le legioni di Cesare partire per più fortunate conquiste militari nel territorio gallico.

Nel Medioevo la “Cisa” divenne per i pellegrini giubilar! dell’anno mille provenienti da Canterbury e da Compostela l’ultimo ostacolo verso Roma.
Il percorso acquistò così una notevole rilevanza ed assunse il nome di Via ‘Francigena’, sulla quale si compose forse, la prima, timida nozione di Europa.

Nell’Ottocento, poi, l’importanza di quel collegamento venne colta da Napoleone Bonaparte che progettò di rendere completamente carozzabili quei sentieri, da Parma a La Spezia. Fu Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e moglie dell’Imperatore ad incaricarsi di completare l’opera del marito dopo il suo esilio sullo scoglio di S. Elena.

Il Passo della Cisa è stato testimone di eventi di straordinaria portata storica.
Ricordarli oggi, significa sostanzialmente riproporne la funzione strategica che occupa sull’asse dei collegamenti con l’Europa, oggi imprigionati sulla sola e sempre più congestionata direttrice della dorsale appenninica centrale.

Per queste ragioni Autocisa si batte da anni per vedere realizzata la sua interconnessione diretta con l’Autostrada del Brennero.

La realizzazione di quest’opera, una “bretella autostradale” di 78 Km., riconosciuta prioritaria dalla stessa Comunità Europea, consentirebbe un più razionale disegno della rete infrastrutturale viaria italiana, aprendo verso il Sud una “via tirrenica” alternativa, capace di drenare traffico e di convogliarlo in modo più veloce e sicuro II costo di questa indispensabile infrastruttura è stimato in duemila miliardi.

Autocisa si è dichiarata disponibile a finanziarne con proprie risorse la metà.